PROSTITUTA

Prostituta viene dal latino pro=davanti, e statuere=porre: nell’antica Roma le schiave venivano “poste davanti” alla bottega del loro padrone, che le metteva in vendita a fini immaginabili.

Niccolò Tommaseo, il grande letterato autore del “Dizionario della Lingua Italiana” (1858-79),  sosteneva che la prostituta fosse diversa dalla meretrice: mentre quest’ultima “si merita” (da cui il nome) dei soldi noleggiando il proprio corpo, la prostituta attizza il desiderio, spingendo gli uomini a compiere delle bassezze.

Considerato il mestiere più antico del mondo, la prostituzione venne regolamentata per tempo: a istituire il primo postribolo della storia pare sia stato addirittura Solone, ad Atene, nel VI secolo avanti Cristo.

I romani, padri del diritto, non furono da meno, specificando  gli orari (di solito notturni), e le ubicazioni (lontano dalla città) dei lupanari.

Nel medioevo la prostituzione, pur avversata dalla Chiesa, era tollerata, e addirittura contemplata dagli statuti di molte città-stato italiane.

Nel Regno delle Due Sicilie, nel 1432, per aprire un lupanare ci voleva tutta una serie di autorizzazioni. Cavour, oltre a fare l’Unità d’Italia, per la quale continua ad avere tante critiche, ottenne unanimi consensi introducendo il meretricio di stato. Nei confronti delle prostitute la neonata Italia mostrò subito grande tolleranza, regolamentando le tariffe e agganciandole al costo della vita.

I “casini” sopravvissero bellamente per quasi un secolo: alla mezzanotte del 20 settembre 1958, per impulso della senatrice Lina Merlin, grande sostenitrice e prima firmataria della legge omonima,  le 570 case chiuse d’Italia chiusero, per non più riaprire. Per lo meno, non  in quella forma.