MARCHETTARA

Nel periodo fascista la “marchetta” era una sorta di marca da bollo che veniva applicata sul libretto di lavoro per certificare l’avvenuto pagamento dei contributi previdenziali.
Per traslato, nei postriboli,  leciti, e assai numerosi a quell’epoca, la marchetta indicava il gettone che il cliente consegnava alla donna con la quale stava per intrattenersi, a conferma del pagamento anticipato (presso la cassa della casa chiusa) della prestazione.
La prostituta, consegnando poi  a sua volta questo gettone alla direzione del casino, ne riceveva la quota a lei spettante.
La “marchettara” era dunque (e tale è rimasta, anche se ormai dal 1958 le case sono ufficialmente chiuse) una puttana. Esiste oggi peraltro anche il “marchettaro”: un uomo che si dà per denaro a delle donne.
Questa declinazione al maschile è uno dei pochissimi esempi che si trovino nel vocabolario: un altro è “gigolò”. Di parole che identificano la donna che vende il proprio corpo ce n’è invece uno sproposito (puttana, prostituta, battona, meretrice, zoccola, troia, marchettara, mignotta, ecc.)
Oggi con “marchetta” si allude a qualcuno che occupa un posto che non merita: posto nel quale (si immagina maliziosamente) è stato messo in cambio di favori sessuali.