PUTTANA E TUTTE LE PAROLE PER DIRLO

IERI Il termine malafemmina, inizialmente utilizzato come “ammorbidente”:  per poter dire “puttana”, senza però dirlo apertamente, ha finito per ammorbidirsi anche nella sostanza: per assumere cioè il significato di “donna molto attenta alla seduttività”, e  per questo doppia, falsa, ingannatrice. Non prostituta, però. Questo grazie a Totò.
Fin qui, tutto bene. Ma con la puttana, come la mettiamo?
Le puttane nel vero senso della parola: le donne che affittano il proprio corpo per denaro, esistono, e  hanno bisogno di parole che le designino. Più che loro, ne hanno bisogno i giornalisti quando scrivono un pezzo di cronaca, gli scrittori, i sociologi, e la gente comune, per capire di cosa si sta parlando. 
Essendo quest’attività considerata il mestiere più antico del mondo, non fa meraviglia che la parola “puttana” abbia potuto e possa contare su un gran numero di sinonimi.
Alcuni di essi hanno avuto vita relativamente breve: nati (proprio come “malafemmena”prima e “malafemmina” poi) per addolcire la pillola in un discorso tenuto in pubblico: partiti  come eufemismi, col tempo hanno finito per diventare dei dispregiativi fin troppo evidenti.
E’, per fare un esempio, il caso di “mignotta”. Un diminutivo che viene da “mignon”, piccola: nel senso di “piccola mia”. Ma poiché costei aveva finito per diventare la “piccolina” di tutti, il termine mignotta è passato a  designare una puttana tout court. E non è più possibile usarlo come edulcorante. Anche se grazie ad un neologismo Mignottocrazia si è ricollocato in un universo di significato generalizzato e ha perso specificità come sinonimo di prostituta in senso stretto.
Lo stesso discorso vale per “zoccola” e “troia”. All’inizio si alludeva  al mondo animale per rendere meno cruda l’espressione: ma la metafora troppo trasparente ha sciolto dai veli, rendendolo evidente, il contenuto offensivo e dispregiativo. Oggi dare della zoccola, o della troia, a una donna equivale a chiamarla puttana. Né più, né meno (anzi, meno).
Esistono peraltro dei termini che sono rimasti semplicemente allusivi, senza diventare volgari nel tempo: è il caso di “lucciola”, “donnina allegra”, “buonadonna”, “mondana”, “cocotte”, “peripatetica”.
Affibbiare oggi uno di questi epiteti ad una signora non sarebbe un insulto particolarmente sanguinoso, o volgare. In giro però non li si sente mai: un po’ perché sono poco aggressivi, e un po’ perché sono vecchi, passati di moda. Anche “squillo”, particolarmente simpatico ed allusivo, è sparito dalla circolazione con l’arrivo di internet. 
Insomma, i diminutivi: i termini bonari, edulcorati, per dire “puttana”, hanno avuto diversi destini: qualcuno è diventato un insulto (come zoccola), qualcun altro no (“lucciola”, “donnina allegra”, “buonadonna”, ecc.).
I sinonimi di “puttana” più duri: quelli che non hanno nemmeno provato ad addolcirsi, come “bagascia”, “baldracca”, “battona”, non hanno subito modifiche né evoluzioni nel tempo: erano insulti sanguinosi fin da subito, e tali sono rimasti. Anche se sempre meno usati.
Anche quelli per indicare il protettore sono diversi e con storie interessanti da lenone a ruffiano da magnaccia  a ricottaro.

OGGI Se consideriamo che mignotta, troia e zoccola sono diventati col tempo dei feroci insulti, benchè all’inizio fossero eufemismi; che battona, bagascia e baldracca   lo erano già, ab initio; e che le parole “morbide” (lucciola, donnina allegra, ecc.) sono praticamente scomparse dal vocabolario, ci accorgiamo di essere drammaticamente a corto di parole da usare  in società, o sui media, per indicare una puttana.
Già, quest’ultimo termine non sempre è usabile, in quanto più dispregiativo che descrittivo. A ben vedere, di utilizzabile, in un telegiornale o in un articolo, non c’è che “prostituta”, essendo “meretrice” ormai caduto nel dimenticatoio (come il dimenticatoio stesso, del resto). 
Questa scarsità di parole si contrappone a un’abbondanza sempre maggiore di soggetti che le meriterebbero, a pieno titolo. Per fortuna, di recente sono venute fuori (lessicalmente, e sui media) le “escort”: le “scorte”, le accompagnatrici di uomini facoltosi, dette così perché si limitano (e che dubbio c’è?) ad accompagnare i suddetti in occasioni mondane, pur fargli fare bella figura. Un eufemismo: un ammorbidente (qualcuno direbbe: un’ipocrisia).
Da conoscitori dei processi linguistici (e non penali), qualcosa ci  dice che “escort” farà la stessa fine di mignotta: finirà per equivalere, sic et simpliciter, a puttana. Perciò, ben presto, sulla stampa e nel telegiornale non si potrà più usare. Bisognerà trovare allora delle parole nuove per comunicare (bigottescamente, e ironicamente) un fenomeno che più vecchio non si può.           
Benché il termine escort non abbia  a che fare minimamente con l’auto della Ford, si è imposto di recente un neologismo che fa riferimento ad un modello della Fiat per indicare una ragazza disponibile per soldi alle ammucchiate: multipla.